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Ciao amore, ciao – Luigi Tenco

Ciao amore, ciao
Andare via lontano
A cercare un altro mondo…

TITOLO: Ciao amore, ciao
AUTORE: Luigi Tenco
GENERE: canzone d’autore
ANNO: 1959

“Ciao amore, ciao” è una delle canzoni più celebri di Luigi Tenco e rimane legata in modo indissolubile alla sua tragica morte durante il Festival di Sanremo del 1967. Il brano fu presentato in gara da Tenco e da Dalida, che ne interpretarono due versioni separate, e venne pubblicato come singolo da entrambi gli artisti.

La nascita della canzone fu lunga e complessa. Tenco lavorò al testo per molto tempo, realizzando numerose versioni prima di arrivare a quella definitiva. Inizialmente il testo era ispirato a temi di contestazione sociale; poi elaborò una versione successiva dal forte carattere antimilitarista, che intitolò “Li vidi tornare”. Quest’ultima fu giudicata troppo polemica dalla casa discografica, che spinse Tenco a modificarla. Nacque così la versione definitiva di “Ciao amore, ciao”.

Il brano racconta la storia di una persona costretta ad abbandonare la campagna e la persona amata per cercare un futuro migliore in città. Dietro la vicenda sentimentale si nasconde una riflessione sull’emigrazione interna e sulle difficoltà di chi lascia le proprie radici per inseguire nuove opportunità.
Una volta arrivato nel nuovo ambiente, il protagonista si sente smarrito e solo, incapace di trovare il benessere che sperava. Vorrebbe tornare indietro, ma ormai è troppo tardi: non ha più nemmeno i soldi per rientrare. La ripetizione di “ciao amore” diventa così un addio triste e rassegnato, quasi un grido silenzioso di chi si è perso tra sogno e realtà.
Il tema dell’inquietudine e della delusione riflette bene la sensibilità malinconica che caratterizzava molte canzoni di Tenco; lui aveva uno stile personale, in anticipo sui tempi: in anni in cui in Italia trionfavano canzoni leggere, con testi rassicuranti e abbastanza prevedibili, lui voleva trasmettere emozioni più vere e profonde.

Dal punto di vista musicale, la canzone presenta un contrasto interessante tra il contenuto del testo e il ritornello, che è particolarmente orecchiabile e vivace.
L’arrangiamento di Gian Piero Reverberi si ispirava alle più moderne tendenze pop dell’epoca e contribuì a rendere il brano immediatamente riconoscibile. La versione di Dalida si distingue inoltre per un’introduzione strumentale assente nella registrazione di Tenco.

La sera del 26 gennaio 1967 il brano venne eseguito al Festival di Sanremo ma fu eliminato dalla competizione, ottenendo un risultato davvero molto inferiore alle aspettative; non passò neanche con i ripescaggi. Tenco accompagna Dalida al ristorante, ma lui non si ferma, torna subito alla sua stanza nell’Hotel Savoy. Poche ore dopo fu trovato morto, apparentemente uccisosi con un colpo di pistola. Accanto al corpo venne rinvenuto un biglietto nel quale il cantautore esprime la sua delusione per l’esclusione della canzone dal Festival, e rivolge parole d’accusa:

Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.

La morte di Tenco fu un colpo durissimo per tutti gli artisti; ma le pressioni erano tante, e si decise di andare avanti comunque con la gara. Per creare meno scaldalo possibile, si ebbe fretta di liquidare il fatto come un suicidio, e anche le indagini furono condotte in modo frettoloso e maldestro.
Fin da subito comunque sono emersi dubbi e ipotesi alternative sulla dinamica della morte del cantautore; a tutt’oggi molti ritengono che possa essere stato ucciso da qualcuno, forse perché aveva scoperto qualcosa di ‘losco’.
Successivamente furono fatte nuove indagini e fu riesumato anche il corpo; alla fine gli inquirenti hanno confermato la conclusione ufficiale del suicidio, una tesi che anche la famiglia di Tenco ha dichiarato di ritenere veritiera.

Dalida, che era molto legata a Tenco, dopo la tragedia visse un periodo di grande sofferenza, tentando anche il suicidio circa un mese dopo, da cui venne salvata in extremis. Anni dopo ripeté il gesto e pose fine alla sua vita.

Oggi il brano è considerato uno dei capolavori della canzone d’autore italiana, sia per il suo valore artistico sia per il forte significato storico ed emotivo che ha assunto nella memoria collettiva del Paese.

Ecco il video della canzone:

-testo-
Ciao amore, ciao

La solita strada
Bianca come il sale
Il grano da crescere
I campi da arare
Guardare ogni giorno
Se piove o c’è il sole
Per saper se domani
Si vive o si muore
E un bel giorno dire basta e andare via

Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao

Andare via lontano
A cercare un altro mondo
Dire addio al cortile
Andarsene sognando

E poi mille strade
Grigie come il fumo
In un mondo di luci
Sentirsi nessuno
Saltare cent’anni
In un giorno solo
Dai carri dei campi
Agli aerei nel cielo
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te

Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao

Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
E non avere un soldo nemmeno per tornare

Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao

Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore…

Questo è il video condiviso nella pagina ufficiale di Dalida su Youtube, con la registrazione sonora dell’esibizione di Luigi Tenco a Sanremo; la sua esecuzione è alquanto rallentata, e anche la voce sembra sofferente:

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ciao_amore,_ciao

https://www.nxwss.com/saturdie-ep-9-luigi-tenco-suicidio-o-omicidio

Ciao amore – Philippe Brunel

Il mio posto nel mondo. Ricordi, appunti, frammenti – Luigi Tenco, Enrico De Angelis, Enrico Deregibus, Sergio Secondiano Sacchi ·

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