E la luna bussò alle porte del buio
“Fammi entrare”, lui rispose di no
E la luna bussò dove c’era il silenzio...
E la luna bussò è una delle canzoni più famose di Loredana Bertè. Fu composta da Mario Lavezzi, autore anche dell’arrangiamento insieme ad Anthony Rutherford Mimms, con il testo scritto da Oscar Avogadro e Daniele Pace. Il brano è particolarmente importante perché introdusse per la prima volta il genere reggae nel panorama musicale italiano, adattandolo a uno stile originale e personale che univa ritmo coinvolgente e contenuto emotivo.
La canzone, attraverso la personificazione della luna, racconta in modo poetico e simbolico la ricerca di accoglienza, senso e umanità in un mondo spesso superficiale e indifferente. La luna bussa alle porte del buio, del silenzio, delle feste mondane, ma ovunque riceve rifiuti — metafora dei tentativi falliti di essere accettati in contesti freddi, distaccati o arroganti.
Solo quando scende “giù”, tra chi vive ai margini — tra i marciapiedi, i bambini, i poveri — trova un posto autentico dove essere davvero necessaria. È lì che la luna, simbolo di dolcezza e consolazione, può finalmente brillare e dare senso alla sua esistenza.
Il messaggio è chiaro e potente: la vera umanità non sta nei lustrini o nei luoghi di potere, ma tra le persone semplici, nei bisogni veri, nei luoghi dove c’è ancora spazio per la speranza e per la bellezza nascosta.
Anche se non arrivò al primo posto in classifica, E la luna bussò ebbe un enorme successo. Rimase nella top ten per diverse settimane, vendette 400.000 copie solo in Italia e fu apprezzata anche all’estero, entrando nelle classifiche di vari paesi europei e sudamericani.
La canzone fu presentata al Festivalbar e contribuì a rafforzare l’immagine artistica di Loredana Bertè, legandola in modo definitivo a uno stile personale, coraggioso e fuori dagli schemi.
-testo-
E la luna bussò
Quindi spalancò le finestre del vento e se ne andò
A cercare un po’ più in là
Qualche cosa da fare
Dopo avere pianto un po’
Per un altro no, per un altro no
Che le disse il mare
Che le disse il mare
E la luna bussò su due occhiali da sole
Quello sguardo non si accorse di lei
Ed allora provò ad un party in piscina
Senza invito non entra nemmeno la luna
Quindi rotolò su champagne e caviale e se ne andò
A cercare un po’ più in là
Qualche cosa da fare
Dopo avere pianto un po’ per un altro no
Per un altro no di un cameriere
E allora giù
Quasi per caso
Più vicino ai marciapiedi
Dove è vero quel che vedi
E allora giù
Senza bussare
Tra le ciglia di un bambino
Per potersi addormentare
E allora giù
Fra stracci e amore
Dove è un lusso la fortuna
C’è bisogno della luna
E allora giù
Giù, giù
https://it.wikipedia.org/wiki/E_la_luna_buss%C3%B2/Folle_citt%C3%A0




