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Luci a San Siro di quella sera che c’è di strano siamo stati tutti là, ricordi il gioco dentro la nebbia? Tu ti nascondi e se ti trovoti amo là...
TITOLO: Luci a San Siro AUTORI: Roberto Vecchioni (testo), Andrea Lo Vecchio e Giorgio Antola (musica) GENERE: canzone d’autore ANNO: 1971
‘Luci a San Siro’ è una delle canzoni più importanti di Roberto Vecchioni; si tratta di una riflessione nostalgica e critica sulla propria carriera e vita personale, con un mix di rassegnazione e rimpianto. Può sembrare una canzone degli anni ‘maturi’ ma in realtà l’abbozzò già a 25 anni, mentre stava facendo il militare.
Vecchioni ricorda il suo amore giovanile per Adriana, la sua vicina di casa e fidanzata tra il 1964 e il 1968, che ha ispirato anche altre sue canzoni. In quel periodo andavano insieme alla Montagnetta di San Siro con la sua Fiat 600 grigia, un regalo che il padre gli fece per aver brillantemente superato l’esame di maturità. L’immagine di San Siro è il simbolo della sua giovinezza, e dello slancio sincero con cui ha amato quella ragazza, nonostante le difficoltà e le incomprensioni. Ora l’autore riflette su come la sua vita e la sua carriera siano cambiate, con le pressioni dei produttori musicali, a cui importa solo vendere e fare soldi. Ma lui proprio con questa canzone sottolinea la difficoltà e l’importanza di non rinunciare alla propria coerenza artistica e di non svendersi. Nel finale esprime il desiderio di tornare alla vita di prima, lontana dalla celebrità e dalle sue complicazioni; vorrebbe riavere la sua vecchia auto, i suoi vent’anni, e quella ragazza che ha tanto amato. Ma con disillusione ammette che quel tempo è ormai passato.
Il brano è talmente influente e significativo da essere ormai un classico della canzone italiana. vinse nel 1996 il Premio Lunezia per la qualità del testo. È stato anche inserito nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo ‘Tre uomini e una gamba’: i protagonisti lo ascoltano durante il viaggio in automobile e Giovanni, già fin dalle prime note, non riesce a trattenere la commozione, esclamando infine ‘Non ce la faccio… troppi ricordi!’
Ecco un video in cui Roberto Vecchioni canta ‘Luci a San Siro’:
-testo- Luci a San Siro
Hanno ragione, hanno ragione mi han detto: “È vecchio tutto quello che lei fa, parli di sesso, prostituzione, di questo han voglia se non l’ha capito già” E che gli dico: “Guardi non posso, io quando ho amato ho amato dentro gli occhi suoi, magari anche fra le sue gambe ma ho sempre pianto per la sua felicità”
Luci a San Siro di quella sera che c’è di strano siamo stati tutti là, ricordi il gioco dentro la nebbia? Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là. Ma stai barando, tu stai gridando, così non vale, è troppo facile così trovarti amarti giocare il tempo sull’erba morta con il freddo che fa qui
Ma il tempo emigra mi han messo in mezzo non son capace più di dire un solo no Ti vedo e a volte ti vorrei dire ma questa gente intorno a noi che cosa fa? Fa la mia vita, fa la tua vita tanto doveva prima o poi finire lì ridevi e forse avevi un fiore non ti ho capita, non mi hai capito mai.
Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni che più ne scrivi più sei bravo e fai dané tanto che importa a chi le ascolta se lei c’è stata o non c’è stata e lei chi è? Fatti pagare, fatti valere più abbassi il capo e più ti dicono di si e se hai le mani sporche che importa, tienile chiuse e nessuno lo saprà.
Milano mia portami via, fa tanto freddo, ho schifo e non ne posso più, facciamo un cambio prenditi pure quel po’ di soldi quel po’ di celebrità. Ma dammi indietro la mia seicento, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai Milano scusa stavo scherzando, luci a San Siro non ne accenderanno più…
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La prima strofa è stata modificata per motivi di censura:
Hanno ragione, hanno ragione Mi han detto, “È vecchio tutto quello che lei fa Parli di donne da buoncostume Di questo han voglia se non l’ha capito già” “E che gli dico? Guardi non posso Io quando ho amato, ho amato dentro gli occhi suoi Magari anche fra le sue braccia Ma ho sempre pianto per la sua felicità”
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«La lacrima, la malinconia, la tristezza sono congeniali a quello che scrivo, già da Luci a San Siro. Anzi, quello è l’archetipo: c’era dentro tutto, il non vendersi mai, l’amare fino allo spasimo. (…) C’era dentro tutto quello che avrei cantato poi». E però precisa: «Voglio nondimeno dire chiara una cosa: a venticinque anni ho scritto “le luci di San Siro non si accenderanno più”, ora so che “le luci” si spengono e si riaccendono, e che è questa la vita». «Le luci più luminose sono quelle che hanno illuminato le mie ripartenze, tutte le volte che credevo che le luci fossero spente e invece una a una si sono accese di nuovo. (…) Le ripartenze sono sempre bellissime». {Roberto Vecchioni}