Avrai, avrai, avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando
Ti fermerai sognando...
“Avrai” è una canzone che Claudio Baglioni ha scritto e composto in un solo giorno, ispirato dalla nascita di suo figlio Giovanni nel 1982. È un brano nato dall’emozione intensa di diventare padre, un momento che Baglioni ha definito tra i più importanti e felici della sua vita.
Nel testo, tutto al futuro, Baglioni immagina ciò che suo figlio avrà nella sua vità: magari ci saranno cose meravigliose, opportunità oggi impensabili offerte dal progresso e dalla tecnologia; ma ci saranno inevitabilmente anche le stesse emozioni che ha vissuto lui da piccolo; stessi gesti, stesso stupore, stesse scoperte e sensazioni. Varie esperienze e stati d’animo trasformeranno pian piano il bambino di oggi nell’uomo di domani. Nella sua vita ci saranno inevitabilmente cose belle e cose brutte, come ci sono state nella sua, con amori, amicizie, delusioni, rimorsi. La canzone non idealizza il futuro, ma lo racconta in modo realistico e poetico, con dolcezza e sincerità, con l’augurio che l’amore lo possa sempre ispirare e guidare in tutto il suo percorso, in modo che possa andare avanti sognando sempre un futuro migliore.
La melodia è costruita in modo progressivo, partendo da un tono intimo e piano fino a diventare sempre più intensa e coinvolgente, con l’uso della voce di Baglioni, del pianoforte e di archi che crescono gradualmente.
Dopo averla scritta, la canzone è stata registrata a Londra in soli due giorni, sotto la produzione di Geoff Westley, già noto per aver collaborato con Lucio Battisti. Il pezzo è stato pubblicato come singolo e inserito anche nel disco “Strada facendo”, uscito nello stesso anno.
Il successo del brano è stato immediato, diventando una delle canzoni più amate della musica italiana, grazie anche alla sua capacità di trasmettere emozioni autentiche e universali. “Avrai” è rimasta nel tempo una testimonianza dell’amore paterno e del desiderio di lasciare un’eredità affettiva attraverso la musica.
-testo-
Avrai
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
Schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
E pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate
Un treno per l’America senza fermate
Avrai due lacrime più dolci da seccare
Un sole che si uccide e pescatori di telline
E neve di montagne e pioggia di colline
Avrai un legnetto di cremino da succhiare
Avrai una donna acerba e un giovane dolore
Viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
Avrai una sedia per posarti e ore vuote come uova di cioccolato
Ed un amico che ti avrà deluso, tradito, ingannato
Avrai, avrai, avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando
Ti fermerai sognando
Avrai, avrai, avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore, amore avrai
Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
E cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
La prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
Avrai un lavoro da sudare
Mattini fradici di brividi e rugiada
Giochi elettronici e sassi per la strada
Avrai ricordi, ombrelli e chiavi da scordare
Avrai carezze per parlare con i cani
E sarà sempre di domenica domani
E avrai discorsi chiusi dentro e mani
Che frugano le tasche della vita
Ed una radio per sentire che la guerra è finita
“Essere diventato padre mi ha aiutato a riscoprire le cose belle della vita e il fatto che dopo tanti anni sia ritornato a esibirmi su un palcoscenico è dipeso in gran parte da questo. Ho sentito l’esigenza di rituffarmi in mezzo al mio pubblico per regalargli la mia musica, la mia felicità, il mio modo di essere musicista. Non mi restava che affrontare il futuro con la consapevolezza dei miei pezzi e
con Giovanni accanto in più. In definitiva la mia canzone più bella è stata proprio… mio figlio”
{Claudio Baglioni}
https://it.wikipedia.org/wiki/Avrai/5.(Una_casa_nuova)/Avrai(versione_strumentale)
Ho visto nina volare: La fiaba e l’infanzia nella canzone italiana – Ernesto Capasso




