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Eskimo – Francesco Guccini

Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla povertà...

TITOLO: Eskimo
AUTORI: Francesco Guccini
GENERE: canzone d’autore
ANNO: 1978

Eskimo è una delle canzoni più importanti e rappresentative di Francesco Guccini. Pubblicata nel 1978 nell’album Amerigo, racconta gli anni della sua giovinezza a Bologna e il rapporto con Roberta Baccilieri, che sarebbe poi diventata sua moglie. Il brano è idealmente il seguito di Vedi cara e ripercorre, con il distacco della maturità, una storia d’amore ormai conclusa, trasformandola in un bilancio personale e generazionale.

L’ispirazione nasce dai ricordi dei primi anni Sessanta, quando Guccini e Roberta vivevano realtà molto diverse. Lei apparteneva a una famiglia benestante e indossava un elegante paletot, mentre lui portava un semplice eskimo militare acquistato a poco prezzo. Questo contrasto tra i due capi di abbigliamento diventa il simbolo della distanza sociale ed economica che separava i protagonisti.
Guccini ha però sempre precisato che il suo era un “eskimo innocente”, comprato soltanto perché costava poco e proteggeva dal freddo, non per esprimere un’appartenenza politica. Solo in seguito quel giaccone sarebbe diventato il simbolo della contestazione studentesca e della sinistra giovanile.

Attraverso il ricordo della loro storia, la canzone descrive anche un’intera generazione. Emergono la vita da studenti, le stanze in affitto poco riscaldate, le difficoltà economiche, le prime esperienze sentimentali, le scoperte culturali e musicali e il clima di cambiamento che avrebbe portato alle contestazioni del Sessantotto. Guccini osserva però quegli anni senza idealizzarli: accanto alla nostalgia c’è la consapevolezza che molte illusioni giovanili sono svanite e che tanti ideali sono stati abbandonati o trasformati in semplici mode.

Per questo motivo Eskimo viene spesso considerata una canzone politica, anche se il suo autore ha sempre sostenuto che il vero tema non è la politica, bensì il passare del tempo e il cambiamento delle persone.
Nel testo c’è anche una critica a chi ha adottato atteggiamenti anticonformisti solo quando erano ormai diventati di moda, contrapponendo questa scelta tardiva alla spontaneità con cui lui aveva vissuto la propria giovinezza.

Il brano riflette sul fatto che, con gli anni, si acquistano esperienza e stabilità, ma si perde anche quella sensazione di avere davanti infinite possibilità. Per questo il protagonista prova nostalgia non tanto per gli avvenimenti in sé, quanto per il modo in cui li vivevano allora, quando tutto sembrava possibile.
Nel finale si rende conto che quegli anni non torneranno più. Lui continua a fare quello che può, conservando simbolicamente il suo vecchio “eskimo“, come segno di un’identità che non ha mai voluto abbandonare del tutto.

Dal punto di vista musicale, Eskimo è una lunga ballata di oltre otto minuti, costruita come un racconto in versi. È composta da quattordici quartine e si distingue per una scrittura molto curata, ricca di rime, assonanze e giochi di parole. L’accompagnamento essenziale, ispirato al folk e alla canzone d’autore, lascia il massimo spazio al testo e alla narrazione. Il ritmo regolare e il tono confidenziale fanno sembrare il brano il racconto di un ricordo personale che, poco alla volta, diventa anche il ritratto di un’intera generazione.

Ecco il video della canzone:

-testo-
Eskimo

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l’estate finiva più “nature” vent’ anni fa o giù di lì…
Con l’incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca “l’Unità”, la paghi tutta,
e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità…

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos’è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent’anni allora, i quasi cento adesso capirai…

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c’era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò…

E quanto son cambiato da allora e l’eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all’anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò…

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perché mi amavi non l’ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me…

Infatti i fiori della prima volta non c’erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto,
a monte, ma però contro il sistema anch’io mi ribellavo
cioè, sognando Dylan e i provos…

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell’LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l’avevamo mai fatto e noi che non l’avremmo fatto mai,
quell’erba ci cresceva tutt’attorno,
per noi crescevan solo i nostri guai…

Forse ci consolava far l’amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L’amore fatto alla “boia d’un Giuda” e al
freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un
muro o dentro a un cine o là dove si può…
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia,
lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l’Hi-Fi…

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché
se penso a quella che eri,
a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità…

Perché a vent’anni è tutto ancora intero,
perché a vent’anni è tutto chi lo sa,
a vent’anni si è stupidi davvero,
quante balle si ha in testa a quell’età,
oppure allora si era solo noi
non c’entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu…

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici,
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici,
pensando a chi s’è perso o no a quei party…

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Eskimo_(brano_musicale)

1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita – Ezio Guaitamacchi

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