Sambari, sambari, sambari, sambariò!...
Sambariò è uno dei brani più celebri di Drupi, pubblicato nel 1976 e presentato nello stesso anno al Festival di Sanremo.
Il brano fu scritto appositamente per valorizzare la voce roca, profonda e inconfondibile del cantante pavese. Il testo è di Luigi Albertelli, mentre musica, arrangiamento e produzione sono di Enrico Riccardi, una delle coppie di autori più affiatate della musica leggera italiana.
La canzone si distingue per l’atmosfera intima, romantica e nostalgica che la caratterizza.
Il testo racconta un momento di grande complicità tra due persone che si amano e che scelgono di vivere il presente, condividendo ciò che hanno e mettendo da parte paure, noia e preoccupazioni. Il messaggio invita ad abbandonare le convenzioni e a lasciarsi trasportare dai sentimenti e dalla spontaneità.
Uno degli elementi più caratteristici del brano è il ritornello con la parola “Sambariò“. Questo termine non appartiene a una lingua precisa e non possiede un significato letterale: è un’espressione dal forte valore evocativo e musicale, quasi una formula magica o una filastrocca, pensata per trasmettere un senso di leggerezza, libertà e abbandono alle emozioni.
Anche grazie a questo ritornello e all’interpretazione intensa di Drupi, Sambariò è rimasta una delle canzoni più amate e riconoscibili del suo repertorio.
La canzone rappresentò una delle grandi sorprese di quella edizione del Festival: pur classificandosi al sesto posto con 24 voti, fu uno dei pochi brani a ottenere un vero successo commerciale, riportando Drupi ai vertici delle classifiche e diventando uno dei pezzi più ricordati di Sanremo 1976.
Sambariò venne inserita nel quarto album in studio di Drupi, intitolato Drupi (La visiera si stacca e si indossa!), pubblicato nello stesso anno dall’etichetta Dischi Ricordi.
-testo-
Sambariò
Stretti abbracciati sul plaid, sambariò
Oggi divido con te quello che ho
Un misto di donna e bambina, sambariò
Giochiamo a fare mattina, finché si può
E le tue scarpe buttale via
Io la mia noia la butto via
Mettiti a sedere e parliamo un po’
Oppure no
Sento che già non resisto, sambariò
Nella tua mano un transistor suona da un po’
Tu, Bella, ti asciughi i capelli, sambariò
Ti tocco e non ti ribelli, certo che no
Il tuo vestito buttalo via
Io la mia rabbia la butto via
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Le tue paure buttale via
Io la camicia la butto via
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari
(L’ombra di un vecchio barcone) sambariò
È bello se dopo l’amore si fuma un po’
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
Sambari, sambari, sambari, sambariò!
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