Ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
Fra lei e quell’altra che non sapevi lasciare...
“Scirocco” è una canzone di Francesco Guccini, brano di apertura dell’album “Signora Bovary” del 1987. L’idea della canzone nasce da una vicenda reale legata all’ambiente letterario frequentato da Guccini. Il protagonista è il poeta Adriano Spatola, amico del cantautore, coinvolto in una relazione sentimentale complicata con la poetessa e scrittrice Giulia Niccolai.
Guccini racconta un momento della loro storia attraverso una scena ambientata a Bologna. Il protagonista è seduto da solo a un tavolo di un bar e viene osservato attraverso il vetro del locale. È una scena molto cinematografica, perché inizialmente lo sguardo presenta la città nel suo insieme e poi restringe progressivamente l’inquadratura fino a concentrarsi sull’uomo e sulla situazione che sta vivendo.
Lo scirocco, il vento caldo e umido da cui prende il titolo la canzone, trasforma Bologna in qualcosa di irreale. Le torri sembrano innalzarsi come su un palcoscenico teatrale e via dei Giudei appare come un porto attraversato da velieri. La città reale viene quindi trasfigurata dal vento e assume un aspetto quasi fantastico e onirico. Questo cambiamento dell’ambiente prepara il passaggio dalla descrizione della città alla storia privata dei personaggi.
Nel bar, il protagonista vive una situazione sentimentale dolorosa. È diviso tra due donne, tra i sentimenti, le responsabilità familiari e le diverse concezioni morali della propria vita. La sua incapacità di scegliere lo porta a rimanere immobile e confuso. A un certo punto entra una donna, ordina da bere e piange; l’uomo la osserva, combattuto tra desiderio, rimorso e incapacità di agire. Alla fine lei se ne va senza voltarsi, mentre lui rimane fermo, senza sapere cosa fare. La vicenda personale diventa così il centro emotivo della canzone, ma Guccini evita di trasformarla in un semplice racconto sentimentale.
Il vento assume infatti un significato più profondo. All’inizio lo scirocco modifica l’aspetto della città e permette di vedere Bologna come se fosse qualcosa di completamente nuovo. Alla fine Guccini desidera che quel vento continui a soffiare e arrivi ogni giorno a spingerci a guardare. Lo scirocco diventa così una metafora della capacità di guardare oltre l’apparenza e oltre la normalità della vita quotidiana. La sua funzione non è soltanto quella di creare un’atmosfera particolare, ma anche di modificare il nostro modo di vedere le persone e la realtà che ci circonda.
Anche per questo “Scirocco” è una canzone molto particolare nella produzione di Guccini: parte da una storia concreta e privata, ma attraverso la descrizione della città, il vento, i riferimenti letterari e una costruzione quasi cinematografica la trasforma in una riflessione più ampia sulla fragilità delle persone, sui rapporti sentimentali e sulla necessità di riuscire a vedere ciò che si nasconde dietro la facciata.
La musica di milonga e il suono del bandoneón rafforzano ulteriormente questa atmosfera sospesa, malinconica e quasi fuori dal tempo.
Dal punto di vista musicale, la canzone si distingue subito per una musica più ricercata e complessa rispetto a molte delle precedenti ballate del cantautore. La composizione musicale è firmata da Guccini insieme al chitarrista argentino Juan Carlos “Flaco” Biondini e presenta i caratteri della milonga, un genere sudamericano vicino al tango. Un ruolo importante nell’atmosfera del brano è affidato al bandoneón di Juan José Mosalini, che contribuisce a creare quell‘atmosfera sospesa, malinconica e quasi fuori dal tempo che accompagna tutta la narrazione.
-testo-
Scirocco
Ricordi? Le strade erano piene di quel lucido scirocco
Che trasforma la realtà abusata e la rende irreale
Sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
E in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale
Tu dietro al vetro di un bar impersonale
Seduto a un tavolo da poeta francese
Con la tua solita faccia aperta ai dubbi
E un po’ di rosso routine dentro al bicchiere
Pensai di entrare per stare assieme a bere
E a chiacchierare di nubi
Ma lei arrivò affrettata, danzando nella rosa
Di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
E cominciò a parlare ed ordinò qualcosa
Mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
E le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
E le mani disegnavano sogni e certezze
Ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
Fra lei e quell’altra che non sapevi lasciare
Tra i tuoi due figli e l’una e l’altra morale
Come sembravi inchiodato
Lei si alzò con un gesto finale
Poi andò via senza voltarsi indietro
Mentre quel vento la riempiva
Di ricordi impossibili
Di confusione e immagini
Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
Cercando ancora chissà quale soluzione
Ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
Che ricadere in una nuova realtà sempre identica
Ora non so davvero dove lei sia finita
Se ha partorito un figlio o come inventa le sere
Lui abita da solo e divide la vita
Tra il lavoro, versi inutili e la routine d’un bicchiere
Soffiasse davvero quel vento di scirocco
E arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
Dietro alla faccia abusata delle cose
Nei labirinti oscuri della case
Dietro allo specchio segreto d’ogni viso
Dentro di noi
https://genius.com/Francesco-guccini-scirocco-lyrics
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=60379
https://it.wikipedia.org/wiki/Signora_Bovary




