Storie che non hanno futuro
Come un piccolo punto su un grande muro
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Storie di tutti i giorni è una canzone di RIccardo Fogli che segna il momento più alto della sua carriera da solista, ed è anche uno degli esempi più emblematici della canzone italiana dei primi anni Ottanta. Presentata alla 32ª edizione del Festival di Sanremo, la canzone vinse la manifestazione. Il pezzo fu scritto dallo stesso Fogli con Guido Morra e Maurizio Fabrizio e prodotto da Giancarlo Lucariello, artefice di una svolta sonora decisiva per l’immagine dell’artista.
Il testo racconta la vita della “gente comune”, fatta di giorni che scorrono senza grandi drammi ma anche senza vere vittorie. Sono storie anonime, silenziose, popolate da sogni destinati a restare irrealizzati, da idee che nessuno ascolta e da un amore atteso come unica possibile svolta, ma che sembra non arrivare mai. Il tempo passa, gli amici prendono altre strade e fingono di non riconoscerti più, e lentamente si insinua un fatalismo rassegnato, l’idea che nulla possa davvero cambiare.
È una poesia fatta di suggestioni e frammenti, che richiama un certo impressionismo canzonettistico francese del Dopoguerra, più evocativo che narrativo, più emotivo che descrittivo: le immagini sono semplici e molto concrete — panchine, stanze chiuse, anelli di fumo — e rendono bene l’idea di qualcosa che esiste ma non si fissa, che svanisce senza fare rumore.
In fondo la canzone è un ritratto collettivo: parla di noi, di una normalità che non diventa mai racconto epico, ma che proprio per questo è profondamente vera. Non c’è ribellione né consolazione, solo la consapevolezza dolceamara che il tempo va avanti comunque, e che spesso l’amore, come la vita, resta un po’ al di sotto di ciò che avevamo immaginato.
Musicalmente il brano rappresenta una scelta innovativa per l’epoca: introdotto dal dialogo tra pianoforte, synth e chitarra elettrica, è sostenuto da un uso marcato della drum machine, che imprime un ritmo uptempo continuo e moderno, capace di rendere dinamico un impianto armonico volutamente semplice e ripetitivo. È proprio l’arrangiamento a dare profondità e movimento a una struttura essenziale, trasformandola in un prodotto estremamente efficace.
Nonostante la malinconia di fondo, Storie di tutti i giorni non è una canzone triste nel senso classico del termine. La sua forza sta proprio nel contrasto tra il ritmo incalzante e la disillusione del testo, una tensione che riflette perfettamente lo spirito di un’epoca in bilico tra speranza e disincanto.
il cantante era reduce dal grande successo di Malinconia, uno dei singoli più venduti del 1981, e arrivava all’Ariston da favorito. La rivista TV Sorrisi e Canzoni gli dedicò la copertina con una settimana di anticipo, scelta editoriale che contribuì ad alimentare, dopo la vittoria, le accuse di un Festival “pilotato”.
Le polemiche fecero prendere a TV Sorrisi e Canzoni la decisione, per i Festival successivi, di mettere in copertina tutti i cantanti in gara, in una foto di gruppo che ormai fa parte della tradizione sanremese.
La vittoria fu persino “predetta” da Giucas Casella, che aveva affidato il suo pronostico a una busta sigillata, episodio che entrò nella mitologia sanremese di quegli anni.
Fogli da parte sua respinse ogni insinuazione, ricordando come Sanremo sia da sempre oggetto di discussioni e sospetti, e osservando che c’era da aspettarsi che gli addetti ai lavori, conoscendo in anticipo i brani in gara, potessero azzardare delle previsioni.
Sul palco dell’Ariston Fogli si presentò in uno smoking impeccabile, accompagnato dal chitarrista Roberto Puleo, una scelta estetica e scenica che sintetizzava perfettamente lo spirito del brano: tradizione e modernità fuse insieme. Storie di tutti i giorni vinse la serata finale del 30 gennaio 1982, precedendo Felicità di Al Bano e Romina Power e Soli di Drupi.
Al di là del Festival, la canzone confermò il suo valore anche sul piano commerciale, raggiungendo il primo posto nelle classifiche e risultando uno dei singoli più venduti del 1982.
-testo-
Storie di tutti i giorni
Un giorno in più che se ne va
Un orologio fermo da un’eternità
Per tutti quelli così come noi
Da sempre in corsa, sempre a metà
Un giorno in più che passa, ormai
Con questo amore che non è grande come vorrei
Storie come amici perduti
Che cambiano strada se li saluti
Storie che non fanno rumore
Come una stanza chiusa a chiave
Storie che non hanno futuro
Come un piccolo punto su un grande muro
Dove scriverci un rigo
A una donna che non c’è più
Un giorno in più che se ne va
Un uomo stanco che nessuno ascolterà
Per tutti quelli così come noi
Senza trionfi, né grossi guai
Un giorno in più che passa, ormai
Con questo amore che non è bello come vorrei
Storie come anelli di fumo
In un posto lontano, senza nessuno
Solo una notte che non finisce mai
https://it.wikipedia.org/wiki/Storie_di_tutti_i_giorni/L%27amore_che_verr%C3%A0
50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale – Massimo Emanuelli
Il festival di Sanremo – Eddy Anselmi




