E un altro giorno è andato,
la sua musica ha finito
Quanto tempo è ormai passato
e passerà?...
“Un altro giorno è andato” è una delle prime canzoni che Francesco Guccini dedica al tema del tempo che passa; sebbene l’abbia scritta quando non aveva ancora compiuto trent’anni, era già sensibile a questo argomento.
Il brano fu pubblicato per la prima volta nel maggio del 1968 come lato B del 45 giri “Il bello/Un altro giorno è andato”, quando Guccini firmava ancora i dischi semplicemente come “Francesco”. Gli arrangiamenti furono curati dal jazzista Enrico Intra e alla registrazione parteciparono anche Beppe Carletti dei Nomadi e tre musicisti dei Bad Boys.
La versione che sarebbe diventata famosa, però, arrivò nel 1970, quando Guccini reincise completamente la canzone in una veste molto più semplice e intima, basata soprattutto su chitarra e voce, e la inserì nel suo terzo album, “L’isola non trovata”. È proprio questa versione acustica a mettere maggiormente in evidenza il carattere malinconico e riflessivo del brano.
Al centro della canzone c’è il tempo che scorre senza possibilità di essere fermato. Ogni giornata finisce e porta con sé una parte della vita, mentre ciò che è passato non può essere recuperato.
Guccini guarda soprattutto alla fine della giovinezza, a quel momento in cui ci si rende conto che gli anni sono trascorsi e che molti sogni e illusioni non sono più gli stessi. L’immagine della giovinezza che fugge come un cane rende molto concretamente l’idea di qualcosa che scappa via e che non si riesce più a raggiungere.
Nel testo c’è anche un forte senso di solitudine. Il protagonista canta e cerca di esprimere ciò che sente, ma ha la sensazione che nessuno presti davvero attenzione alle sue parole. Anche la ricerca di sé attraverso i libri e i poeti sembra non portare a una risposta definitiva.
È una condizione particolarmente significativa per Guccini, che presenta la figura dell’artista come una persona alla ricerca del proprio posto nel mondo e consapevole della distanza tra ciò che vorrebbe comunicare e ciò che riesce realmente a raggiungere.
Gli altri giudicano le sue incertezze e cercano di ricondurlo a una vita più normale e prevedibile. Lui però continua a sentirsi fuori posto, con dentro un “inutile bagaglio” fatto di dubbi, ricordi e fallimenti.
Nella canzone la perdita della giovinezza coincide con la perdita delle possibilità. Un tempo il protagonista poteva ancora immaginare il futuro e credere nei propri sogni; ora anche queste speranze sembrano essersi spente. Vorrebbe ancora capire chi è e dare un significato alla propria vita, ma sente che il tempo gli sta sfuggendo dalle mani.
Il ritornello riassume tutto il senso della canzone: un altro giorno è finito, il tempo continua a passare e ciò che è trascorso non può essere recuperato.
Alla fine rimane soltanto il vuoto, rappresentato dagli “spiccioli” trovati nelle tasche e dalle mani che stringono il nulla.
È una canzone profondamente malinconica sulla crescita, sulla perdita delle illusioni e sull’inesorabile passare del tempo, con la consapevolezza che il passato non ritornerà.
-testo-
Un altro giorno è andato
Grazie, e grazie ancora
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito
Quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri
L’oggi dove è andato l’ieri se ne andrà
Se guardi nelle tasche della sera
Ritrovi le ore che conosci già
Ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
E il tempo andato non ritroverai
Giornate senza senso, come un mare senza vento
Come perle di collane di tristezza
Le porte dell’estate dall’ inverno son bagnate
Fugge un cane come la tua giovinezza
Negli angoli di casa cerchi il mondo
Nei libri e nei poeti cerchi te
Ma il tuo poeta muore e l’alba non vedrà
E dove corra il tempo chi lo sa?
Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
Corron dietro a delle silvie beffeggianti
Si è spenta la fontana, si è ossidata la campana
Perché adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade
L’ inutile bagaglio hai dentro in te
Ma temi il sole e l’ acqua, prima o poi cadrà
E il tempo andato non ritornerà
Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti
Ironizzano i tuoi dubbi sulla vita
Le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori
Ti rinfacciano una crisi non chiarita
La sfera di cristallo si è offuscata
E l’aquilone tuo non vola più
Nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi
E il tempo passa e fermalo se puoi
Se i giorni ti han chiamato, tu hai risposto da svogliato
Il sorriso degli specchi è già finito
Nei vicoli sui muri quel buffone che tu eri
È rimasto solo a pianger divertito
Nel seme al vento afferri la fortuna
Al rosso saggio chiedi i tuoi perché
Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu
E il tempo passa e non ritorna più
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito
Quanto tempo è ormai passato e passerà
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada
Il domani come tutto se ne andrà
Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto
Se guardi nelle tasche troverai
Gli spiccioli che ieri non avevi, ma
Il tempo andato non ritornerà
Il tempo andato non ritornerà
Il tempo andato non ritornerà
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_bello/Un_altro_giorno_%C3%A8_andato




