A chi sorriderò, se non a te?
A chi, se tu, tu non sei più qui?...
“A chi” è una canzone di Fausto Leali, suo primo grande successo; magari non tutti sanno però che si tratta di una cover di un brano statunitense, Hurt; il brano originale fu scritto da Al Jacobs e Jimmie Crane nel 1954 e interpretata da Roy Hamilton; poi Timi Yuro nel 1961 ne diede una sua versione, che fu quella che colpì Leali quando Ettore “Gerry” Bruno (fondatore dei Brutos) gli regalò un disco con quell’incisione. Leali iniziò a cantarla in inglese dal vivo, ma ben presto maturò l’idea di inciderla in italiano.
Per il testo che cantato da Leali c’è un intreccio di paternità, una storia un po’ ingarbugliata: ufficialmente l’autore risulta essere Mogol, ma Leali ha dichiarato più volte che in realtà fu Pietro Braggi, chitarrista del gruppo i Novelty, a scrivere quel testo con quelle parole che descrivono così bene lo struggimento di un amore finito. Tuttavia esisteva già un adattamento ufficiale a firma Mogol, intitolato Ferita e interpretato da Milva nel 1962, rimasto però nell’ombra. La normativa allora vigente impose a Leali di registrare il brano con il testo di Mogol, così i crediti ufficiali presero quella direzione. Braggi cercò in seguito di rivendicare la propria paternità, ma non ci riuscì.
Pubblicata come lato B del singolo Se qualcuno cercasse di te nel 1967, la canzone sembrava destinata a restare una cover senza troppa fortuna, come altre incise da Leali in quel periodo. Ma l’invito a Settevoci, programma condotto da Pippo Baudo, cambiò la storia: un incidente tecnico impedì di mandare in onda la facciata A, e Leali fu costretto a esibirsi con “A chi”. Quell’esibizione, supportata dalla sua voce calda e graffiante, conquistò subito il pubblico e trasformò il brano in un trionfo immediato. Baudo in seguito sostenne che in realtà il guasto l’aveva orchestrato lui, proprio perché ascoltando quel pezzo ne aveva intuito il potenziale.
Il brano esplose: fu il singolo più venduto in Italia nel 1967 e vendette circa 4 milioni di copie nel mondo; rimase a lungo in classifica e valse a Leali il primo posto alla Mostra internazionale di musica leggera di Venezia. Anche la radio contribuì alla sua diffusione, con Renzo Arbore che lo trasmetteva regolarmente a Bandiera gialla.
Il successo travalicò i confini italiani. Dalida ne fece una versione francese (À qui), e negli anni ’70 il brano tornò in auge con nuove incisioni, tra cui quelle dei Manhattans (1975) e di Elvis Presley (live, 1976). In Italia, Mina la ripropose nel 1983 come sigla di una puntata della trasmissione Trent’anni della nostra storia.
Oltre al dato storico e discografico, A chi resta un esempio di come l’interpretazione vocale possa ridefinire il senso di una canzone. La celebre apertura con l’urlo “Aaa… A chi” è diventata un marchio indelebile: un fonema apparentemente banale, che nel canto di Leali diventa un grido disperato e struggente, simbolo della potenza comunicativa della voce. Molti critici hanno sottolineato come quella “A” non sia solo una lettera, ma un evento sonoro che vale più di mille versi letterari, trasformando un brano di derivazione americana in un capolavoro di espressività italiana.
-testo-
A chi
A chi io parlerò, se non a te?
A chi racconterò tutti i sogni miei?
Lo sai, m’hai fatto male lasciandomi solo così
Ma non importa, io ti aspetterò
https://it.wikipedia.org/wiki/A_chi/Se_qualcuno_cercasse_di_te
https://www.hitparadeitalia.it/schede/a/a_chi.htm




