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Canzone quasi d’amore – Francesco Guccini

Non starò più a cercare parole che non trovo
Per dirti cose vecchie con il vestito nuovo.
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TITOLO: Canzone quasi d’amore
AUTORI: Francesco Guccini
GENERE: canzone d’autore
ANNO: 1976

Canzone quasi d’amore‘ è una delle canzoni più originali di Francesco Guccini; dal titolo si potrebbe pensare che sia una normale canzone sentimentale; Guccini nel testo si rivolge ad una donna del passato, probabilmente Angela (da cui si era poi separato) ; ma fin da subito chiarisce che non si tratta propriamente di una canzone d’amore.
Il brano nasce infatti come una riflessione sul modo in cui si scrive una canzone, sulle parole che si scelgono e sui temi che vengono normalmente utilizzati per costruire una poesia o una canzone d’amore.

Guccini rifiuta volutamente di ricorrere alle espressioni romantiche più convenzionali. Dice di non voler cercare parole che non trova e di non voler raccontare “cose vecchie con il vestito nuovo”, cioè idee già utilizzate infinite volte e presentate come qualcosa di originale.
Anche quando potrebbe ricorrere alle consuete immagini poetiche, preferisce mostrare la realtà senza abbellimenti: il vuoto interiore, i ricordi, la noia, le abitudini e le difficoltà della vita quotidiana.
In questo senso, la canzone diventa quasi un’invettiva contro il falso linguaggio poetico e contro la tentazione di trasformare artificialmente i sentimenti in qualcosa di più elegante o commovente.

Il rapporto amoroso diventa così il punto di partenza per parlare di qualcosa di più generale. Guccini presenta se stesso e gli altri esseri umani come persone limitate, spesso incapaci di trovare una direzione precisa, che tentano goffi “voli” attraverso le azioni e le parole.
La vita appare segnata dalla noia, dall’abitudine e dal senso di immobilità, fino al riferimento al “tedio a morte del vivere in provincia”. Il tono è disincantato, ma non completamente pessimista: c’è anche la consapevolezza ironica di essere comunque costretti a continuare a vivere e a cercare un modo per esprimersi.

Verso la fine emerge anche il rapporto di Guccini con il proprio mestiere. Pur mettendo in discussione il valore e l’autenticità delle canzoni, ammette di continuare a scriverle: sono contemporaneamente uno strumento per esprimere ciò che ha dentro, una forma di illusione e anche il mezzo con cui paga la propria casa.
Questa ammissione rende il brano particolarmente sincero, perché il cantautore non si presenta come un artista superiore alla realtà quotidiana, ma come un uomo che vive delle proprie parole e che è consapevole dei compromessi del mestiere.

Dal punto di vista della costruzione, il testo è molto elaborato. È formato da otto cinquine di versi lunghi e presenta uno schema metrico rigoroso, con rime baciate, rime alternate e numerose rime interne. Questi giochi di suoni danno alla canzone un andamento molto particolare, quasi cantilenante, che contrasta con la natura riflessiva e disincantata delle parole. La musica accompagna il testo con un arrangiamento sobrio e acustico, lasciando grande spazio alla voce e alla forza della scrittura.

Il titolo “Canzone quasi d’amore” riassume perfettamente questa impostazione: è quasi una canzone d’amore perché parte da una situazione apparentemente sentimentale, ma in realtà parla soprattutto del rapporto tra il cantautore, le parole e la necessità di scrivere.
Guccini mette quindi in discussione proprio i meccanismi attraverso i quali nasce una canzone, mostrando al pubblico come le parole possano essere utilizzate per creare emozione, ma anche quanto sia facile cadere nei cliché.
Per questo il brano è particolarmente importante all’interno dell’album “Via Paolo Fabbri 43”: accanto alla dimensione autobiografica e narrativa dell’album, rappresenta uno dei momenti in cui Guccini riflette più direttamente sul proprio lavoro di cantautore.

Nel finale Guccini accetta di continuare a scrivere canzoni, con cui paga la propria casa e anche le proprie illusioni, mentre finge di aver capito che cosa significhi vivere. E riduce la vita alle sue cose più semplici e concrete: incontrare altre persone, avere sonno e appetito, fare figli, mangiare, bere, leggere, amare e perfino grattarsi. È una conclusione ironica ma anche molto umana: forse non esiste una grande risposta al significato dell’esistenza, e bisogna semplicemente vivere ciò che la vita offre, con tutte le sue contraddizioni, la noia, i desideri, gli incontri e le piccole cose quotidiane.

Ecco il video della canzone:

-testo-
Canzone quasi d’amore

Non starò più a cercare parole che non trovo
Per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
Per raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
E partorire il topo vivendo sui ricordi
Giocando coi miei giorni, col tempo

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
O che per le mie navi son quasi chiusi i porti
Io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
Non voglio menar vanto di me o della mia vita
costretta come dita dei piedi

Queste cose le sai, per te siam tutti uguali
E moriamo ogni giorno dei medesimi mali
Perché siam tutti soli ed è nostro destino
Tentare goffi voli d’azione o di parola
Volando come vola il tacchino

Non posso farci niente e tu puoi fare meno
Sono vecchio d’orgoglio, mi commuove il tuo seno
E di questa parola io quasi mi vergogno
Ah, c’è una vita sola
Non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
E quasi non ti accorgi dell’energia dispersa
A ricercare i visi che ti han dimenticato
Vestendo abiti lisi
Buoni ad ogni evenienza
Inseguendo la scienza o il peccato

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
La grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
Perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
E abbiam gli stessi mali
Siamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri, coglioni

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata
Tienila in mia memoria, ma non è un capitale
Ti accorgerai da sola
Nemmeno dopo tanto
Che la noia di un altro non vale

D’altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
E pago la mia casa, pago le mie illusioni
Fingo d’aver capito che vivere è incontrarsi
Aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare
Bere, leggere, amare, grattarsi

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Paolo_Fabbri_43

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