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Farewell – Francesco Guccini

Ma ogni storia ha la stessa illusione,
sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale

una storia normale...

TITOLO: Farewell
AUTORI: Francesco Guccini
GENERE: canzone d’autore
ANNO: 1993

«Farewell» è una canzone di di Francesco Guccini, pubblicato nel 1993 nell’album Parnassius Guccinii. È una ballata d’amore malinconica, nata dalla fine della lunga relazione di Guccini con Angela Signorini, la madre di sua figlia Teresa. Non è però una canzone di rabbia o di rimpianto: è soprattutto un addio consapevole, in cui il cantautore guarda alla storia appena conclusa con affetto, nostalgia e accettazione.

Il titolo «Farewell», che significa «addio», richiama direttamente «Farewell, Angelina», canzone di Bob Dylan del 1965. Il riferimento non è casuale, perché Guccini inserisce nel testo anche una citazione esplicita di Dylan, «The triangle tingles and the trumpet plays slow», collegandola alla parola «farewell» e richiamando in modo sottile il nome di Angela. La canzone contiene quindi un omaggio a Dylan, uno degli autori che hanno maggiormente influenzato la tradizione della canzone d’autore.

Il brano ripercorre le tappe della relazione, dall’incontro nella giovinezza ai momenti condivisi, fino alla separazione. Guccini parte da episodi e ricordi concreti della vita quotidiana, dai luoghi frequentati insieme alle amicizie e alle abitudini comuni, per arrivare progressivamente a una dimensione più intima e personale. La fine dell’amore viene così raccontata come la conclusione di un percorso: due persone si incontrano, camminano insieme per un tratto della vita e poi prendono strade diverse.
Ora che sono passati gli anni occorre riconoscere che i due non sono più quei giovani pieni di entusiasmo che affrontavano insieme ogni avventura. Il tempo mostra che quella che sembrava una storia speciale era in realtà una storia normale, e come tante altre è finita.
Quello che un tempo poteva emozionare, oggi non ha più lo stesso significato, perché le loro vite sono andate in direzioni diverse. La frase finale esprime proprio questa distanza: lei ormai ride e piange senza di lui, e lui non fa più parte delle sue emozioni quotidiane.

Il tema centrale è il passare del tempo e il modo in cui anche un amore importante può trasformarsi in un ricordo. Guccini non cerca un colpevole e non presenta la separazione come un fallimento: sa che ciò che è stato vissuto insieme rimarrà parte della propria storia, anche se con il tempo il dolore perderà la sua intensità. Il ricordo potrà diventare qualcosa di lontano, come una vecchia fotografia o una storia ormai sbiadita.
«Farewell» riesce così a partire da una vicenda profondamente personale per trasformarla in una riflessione più universale sull’amore, sulla fine delle relazioni e sul tempo che cambia le persone.
La forza della canzone sta proprio in questo continuo passaggio dal privato all’universale: Guccini racconta la propria esperienza, ma nelle sue parole è facile riconoscere una situazione comune a molti, quella di un amore importante che finisce e che, nonostante tutto, merita di essere salutato con gratitudine e senza rancore.

Dal punto di vista musicale, «Farewell» è costruita come una ballata folk lenta e solenne. La chitarra acustica e le tastiere accompagnano la voce profonda e quasi parlata di Guccini, creando un’atmosfera raccolta e confidenziale. La musica lascia grande spazio alle parole e alla loro capacità narrativa.

Nella canzone è presente anche la voce della giovanissima Teresa, figlia di Guccini e Angela; si sente all’inizio del brano, mentre recita alcuni versi della ballata tradizionale britannica «The Lowlands of Holland». La sua voce introduce la canzone e rende ancora più personale il racconto, legandolo alla storia familiare del cantautore.

Ecco il video della canzone:

-testo-
Farewell

E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’ anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’ era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’ epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d’ avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: “Con chi sarà?” In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’ emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

“The triangle tingles and the trumpet plays slow”…

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’ estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Parnassius_Guccinii_(album)

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