Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là…
“Itaca” è una canzone di Lucio Dalla; la musica è composta da Dalla, mentre il testo è stato scritto da Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti. La canzone; come molte canzoni del periodo, utilizza il mito e la letteratura per raccontare temi sociali e contemporanei.
Il brano rilegge l’Odissea da un punto di vista originale: non quello dell’eroe Ulisse, ma quello dei marinai che lo accompagnano nel viaggio. È un semplice rematore a raccontare la storia, mettendo a confronto la propria vita con quella del capitano. Mentre Ulisse è destinato alla gloria e incontra principesse in ogni porto, i marinai sopportano fame, fatica e pericoli, con il pensiero rivolto alle famiglie che li aspettano a casa.
Come spiegò lo stesso Lucio Dalla, i veri protagonisti della canzone diventano proprio questi uomini comuni, che contestano il loro capo e gli chiedono di riportarli finalmente a Itaca.
Il testo affronta così temi come le disuguaglianze sociali, il peso delle decisioni dei potenti e il sacrificio delle persone comuni. Itaca rappresenta la casa, gli affetti e la sicurezza, mentre il mare simboleggia il rischio, l’avventura e il desiderio di conoscere ciò che si trova oltre l’orizzonte.
Nel finale, però, emerge anche l’altra faccia dell’animo umano: nonostante la nostalgia e la sofferenza, il marinaio confessa di essere ancora affascinato dall’ignoto e conclude con la celebre domanda: «Se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo?».
Dal punto di vista musicale, Itaca si distingue per un arrangiamento intenso e coinvolgente. Le strofe, più raccolte e riflessive, lasciano spazio a un ritornello corale di grande forza espressiva. Il coro, formato per l’occasione dai dipendenti della RCA Italiana che battono anche le mani a ritmo, richiama il canto collettivo dei rematori e rappresenta simbolicamente la voce della gente comune, costretta a sostenere il peso delle ambizioni dei grandi uomini.
La canzone fonde influenze della musica popolare europea con elementi della bossa nova e della tropicália brasiliana, generi molto apprezzati da Dalla.
Un’ulteriore curiosità riguarda il titolo: oltre a richiamare l’isola di Ulisse, richiama anche un gioco di parole in dialetto bolognese, dove “It a cà?” significa “Sei a casa?”.
La canzone fu pubblicato nel giugno del 1971 come lato B del singolo La casa in riva al mare e inclusa anche nell’album Storie di casa mia.
Nel 1997 è stata tradotta in greco moderno dal cantautore Dionysis Savvopoulos, a testimonianza del valore universale di questa originale rilettura del mito omerico.
-testo-
Itaca
Capitano, che hai negli occhi
Il tuo nobile destino
Pensi mai al marinaio
A cui manca pane e vino?
Capitano, che hai trovato
Principesse in ogni porto
Pensi mai al rematore
Che sua moglie crede morto?
Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mare
Capitano, le tue colpe
Pago anch’io coi giorni miei
Mentre il mio più gran peccato
Fa sorridere gli dei
E se muori, è un re che muore
La tua casa avrà un erede
Quando io non torno a casa
Entran dentro fame e sete
Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mare
Capitano, che risolvi
Con l’astuzia ogni avventura
Ti ricordi di un soldato
Che ogni volta ha più paura?
Ma anche la paura in fondo
Mi dà sempre un gusto strano
Se ci fosse ancora mondo
Sono pronto, dove andiamo?
Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mare
Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
https://it.wikipedia.org/wiki/Itaca_(brano_musicale)




