Una zebra a pois, beh, che c’è?
A pois, a pois, a pois...
Una zebra a pois è uno dei manifesti più limpidi e sorprendenti del primo periodo di Mina, quello in cui la giovane cantante appariva come una forza irregolare, imprevedibile, capace di spiazzare pubblico e addetti ai lavori a ogni esibizione. Pubblicata nel giugno del 1960, la canzone nasce quasi come un gioco, e finisce invece per diventare un piccolo laboratorio di libertà musicale e interpretativa, destinato a lasciare un segno profondo nella cultura pop italiana.
Il brano prende forma durante le pause di registrazione del programma televisivo Sentimentale, condotto da Nicola Arigliano e Mina. Lelio Luttazzi, direttore musicale della trasmissione, insieme a Dino Verde e Marcello Ciorciolini, butta giù questa canzoncina surreale senza particolari ambizioni, come un esercizio di stile leggero. Eppure, quando Mina ci mette voce e corpo, Una zebra a pois smette di essere un semplice gioco e si trasforma in qualcosa di molto più complesso. Lo stesso Luttazzi rimase colpito dalla rapidità con cui Mina riusciva a evolvere il materiale, portandolo in pochi giorni a un livello di raffinatezza e difficoltà inatteso.
Dal punto di vista musicale, la canzone è costruita su un continuo scarto di piani. L’apertura è ingannevole: una melodia di solida tradizione armonica, orchestrata da Tony De Vita con un gusto elegante, quasi da musical americano, che non lascia presagire ciò che sta per accadere. Poi, all’improvviso, il brano cambia pelle. Il ritmo accelera, entrano gli ottoni, il cha-cha-cha e il jazz prendono il sopravvento, e affiorano citazioni colte come quella di It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) di Duke Ellington, con il celebre effetto “wha-wha” reso vocalmente in modo ironico e foneticamente perfetto. Mina sembra sdoppiarsi all’interno della stessa canzone: prima controllata e melodica, poi scatenata, provocatoria, quasi rock, ma sempre con una padronanza tecnica impressionante.
Il testo, apparentemente assurdo, è in realtà una dichiarazione poetica di diversità. L’immagine della zebra a pois, impossibile e surreale, diventa una metafora di originalità che rompe gli schemi della canzone italiana tradizionale.
La zebra diventa il simbolo dell’immaginazione libera, infantile, anticonvenzionale. È qualcosa che non dovrebbe esistere, perché rompe le regole della realtà, e proprio per questo rappresenta la fantasia pura, quella che non ha bisogno di senso o profondità per funzionare. La canzone gioca sul contrasto tra le grandi aspettative dell’arte “alta” e il piacere semplice del nonsense.
In sostanza parla della gioia di inventare, di divertirsi con le parole e le immagini, e di ricordare che non tutto deve essere serio, struggente o “importante” per avere valore.
Come una filastrocca infantile, il testo serve a dare ritmo, suono, gioco, più che a raccontare una storia lineare. Ma proprio in questa leggerezza Mina trova uno spazio ideale per esprimere una libertà nuova, concedendosi digressioni jazzistiche, accenti ritmici spiazzanti e, nel finale, un momento di puro virtuosismo vocale: la vocale allungata di “zèbra” si trasforma in una nota tenuta perfetta, vibrante, che mostra già tutta la statura tecnica dell’interprete cremonese.
Il pubblico dell’epoca, ancora poco abituato a simili contaminazioni, resta affascinato. Il 45 giri, con Mi vuoi lasciar sul lato B, raggiunge il 18º posto nelle vendite del 1960 e viene poi riproposto in EP e raccolte, entrando stabilmente nel repertorio storico di Mina. Negli anni successivi, il brano verrà riscoperto e reinterpretato, in particolare nella celebre cover di Ivan Cattaneo del 1981, che lo restituirà a nuove generazioni come simbolo di ironia, eccentricità e libertà espressiva.
Col tempo, Una zebra a pois ha smesso di sorprendere o scandalizzare, perché Mina, già allora, aveva aperto le gabbie. Aveva mostrato che una canzone pop poteva essere giocosa e colta, leggera e sofisticata, infantile e virtuosistica allo stesso tempo. Oggi resta una testimonianza preziosa di quel momento in cui Mina non si limitava a cantare bene, ma ridefiniva, con naturalezza disarmante, i confini stessi della canzone italiana.
-testo-
Una zebra a pois
Una zebra a pois
Me l’ha data tempo fa
Uno strano Maragià
Vecchio amico di papà
Una zebra a pois, beh, che c’è?
A pois, a pois, a pois
Una zebra a pois
È una grande novità
Assomiglia ad un sofà
Non a strisce, ma a pois
Una zebra a pois, beh, che c’è?
A pois, a pois, a pois
La chiederanno presto alla televisione
E le vorranno dedicare una canzone
Credo questa qua
Una zebra a pois
È una grande novità
Poverina, lei non sa
D’esser piena di pois
Una zebra a pois, beh, che c’è?
A pois, a pois, a pois
Pois, pois, pois, pois
Pois, pois, pois, pois
Pois, pois, pois, pois
Abracadabra, che è bella la mia zebra
Pois, pois, pois, pois
Pois, pois, pois, pois
Pois, pois, pois, pois
Ora vi ricanto la canzon
Una zebra a pois
Fortunato chi ce l’ha
Poverina, lei non sa
D’esser piena di pois
Una zebra a pois, beh, che c’è?
A pois, a pois, a pois
FONTI:
https://it.wikipedia.org/wiki/Una_zebra_a_pois/Mi_vuoi_lasciar
Mina. Una voce universale – Luca Cerchiari
Mina. Le canzoni. La leggenda – Fedrico Pistone




