Up patriots to arms, engagez-vous
La musica contemporanea, mi butta giù...
“Up Patriots to Arms” è una canzone di Franco Battiato pubblicata nel 1980 nell’album Patriots. In quel periodo Battiato stava cambiando direzione artistica: dopo anni di musica molto sperimentale decise di avvicinarsi a una forma di pop più accessibile, pur mantenendo uno stile colto, ironico e provocatorio. Dopo il disco precedente, L’era del cinghiale bianco, continuò su questa strada con un album musicalmente simile, realizzato insieme al violinista e arrangiatore Giusto Pio, che curò gli arrangiamenti.
Il titolo della canzone nasce da un ricordo di viaggio. Nel 1975 Battiato era in tournée in Inghilterra e, entrando in un pub di Birmingham, vide su un muro la scritta “Up patriots to arms”, cioè “su patrioti, alle armi”. All’inizio la trovò quasi ridicola e la interpretò come lo slogan di qualche fanatico, ma col tempo pensò che quella frase potesse diventare il punto di partenza per esprimere il desiderio di cambiamento e per iniziare una fase nuova della sua musica.
La canzone è costruita come un collage di elementi diversi. All’inizio si sente una voce recitante in arabo, pronunciata da Eugenio Spanò, che dice più o meno: “Ogni giorno guardiamo le cose insignificanti. Guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo”. Dopo pochi secondi questa voce si mescola con un frammento dell’ouverture del Tannhäuser di Richard Wagner. Da questo incontro nasce un crescendo che introduce la canzone vera e propria.
Il testo è una provocazione ironica e piena di citazioni prese da politica, rivoluzioni, religione, cultura alta e cultura pop. Battiato le mescola apposta in modo confuso e caotico per creare una critica sarcastica alla società contemporanea, alla manipolazione delle masse e anche al mondo della musica.
Quando dice che la fantasia dei popoli non viene dalle stelle, vuole dire che le idee e i miti che guidano la società non sono qualcosa di puro o di nobile: spesso nascono dalla propaganda, dagli interessi politici o dalla manipolazione.
Quando dice ‘non è colpa mia…‘, non intende smarcarsi o fregarsene dei mali del mondo, ma ci tiene a mettere meglio a fuoco che le responsabilità, più che sui comportamenti individuali, andrebbero ricercate a monte, cioè in chi ci governa, che crea apposta certe situazioni e non ha alcun interesse a risolverle.
Viene menzionato Ruhollah Khomeini, cioè l’ayatollah che guidò la Rivoluzione iraniana del 1979: ‘per molti è santità’, ovvero le masse spesso trasformano figure politiche in simboli quasi religiosi, a cui credono ciecamente. La frase “le barricate in piazza le fai per conto della borghesia” esprime l’idea che spesso chi scende a manifestare finisce in realtà per assoggettarsi inconsapevolmente agli ideali di finto progresso dei borghesi.
Battiato critica il potere dei produttori e dei direttori artistici, che secondo lui controllano la cultura e diffondono musica commerciale piena di “menzogne”; ridicolizza il modo di fare concerti pop e rock degli anni ’70 e ’80, con l’eccesso di effetti scenici e la ricerca di divertimento superficiale.
Il brano è caratterizzato da un riff di tastiere molto riconoscibile, sostenuto dalla batteria, dalla chitarra e dal basso. Più avanti entra anche il pianoforte di Antonio Ballista, che dialoga con le tastiere. Nel finale la tonalità si alza e si aggiunge un’altra tastiera dal suono minimalista, aumentando l’intensità del pezzo.
L’insieme di ironia, citazioni culturali, provocazioni e una melodia molto orecchiabile rappresenta bene il nuovo stile pop di Battiato di quegli anni. L’album ebbe un successo maggiore rispetto al precedente, anche se non entrò in classifica; il grande successo commerciale sarebbe arrivato solo l’anno dopo, con la celebre canzone ‘Centro di gravità permanente.’
Ecco il video della canzone:
-testo-
Up Patriots to Arms
Up patriots to arms, engagez-vous
La musica contemporanea, mi butta giù
L’Ayatollah Khomeini per molti è santità
Abbocchi sempre all’amo
Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia
Che crea falsi miti di progresso
Chi vi credete che noi siamo, per i capelli che portiamo?
Noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre
Up patriots to arms, engagez-vous
La musica contemporanea, mi butta giù
L’impero della musica è giunto fino a noi
Carico di menzogne
Mandiamoli in pensione i direttori artistici
Gli addetti alla cultura
E non è colpa mia se esistono spettacoli
Con fumi e raggi laser
Se le pedane sono piene
Di scemi che si muovono
https://it.wikipedia.org/wiki/Up_Patriots_to_Arms
Franco Battiato. Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019 – Fabio Zuffanti




