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L’ultima luna – Lucio Dalla

La terza luna
Uscirono tutti per guardarla
Era così grande.
..

TITOLO: L’ultima luna
AUTORI: Lucio Dalla
GENERE: canzone d’autore
ANNO: 1979

L’ultima luna‘ è una canzone di Lucio Dalla, sicuramente uno dei brani più visionari e potenti del cantautore. Racconta una specie di fine del mondo vista attraverso sette “lune”, ognuna legata a scene disturbanti, grottesche o dolorose della realtà umana. Non è una storia lineare: è più un viaggio per immagini, come se ogni luna illuminasse un aspetto diverso dell’umanità quando perde equilibrio, dignità o speranza. Il testo usa un linguaggio surreale e simbolico, fatto di antitesi e metafore, ma resta sempre diretto e parlato, mai letterario o artificioso.

Le prime lune mostrano un mondo deformato: il luna-park, lo scimmione, l’angelo che bestemmia, persone ai margini, malate o disperate. C’è una sensazione continua di caos, di normalità che si è rotta. Compaiono la violenza, la miseria, la follia, il cinismo, ma anche l’indifferenza collettiva, come quando si dice “il cielo è sereno” mentre si vedono prigionieri feriti lungo i binari. È un modo duro per dire che l’orrore viene spesso ignorato o accettato.
Andando avanti, le lune diventano sempre più grandi e minacciose, fino a portare panico, fuga, inverno, distruzione. È come se l’umanità non sapesse reagire se non con paura o egoismo, scappando invece di capire.
Alla fine però arriva l’ultima luna, vista solo da un neonato. Qui il tono cambia: il bambino prende la luna tra le mani e vola via. È chiamato “l’uomo di domani”. Questa immagine suggerisce una speranza: dopo tutto il degrado e la follia degli adulti, solo chi nasce nuovo, senza colpe e senza paura, può immaginare un futuro diverso e portare via quel mondo malato.
Per questa strofa Dalla si ispirò al finale di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, un film che gli piaceva moltissimo e che aveva visto molte volte.

In sintesi, la canzone parla di una società in crisi profonda, raccontata con immagini forti e provocatorie, ma si chiude lasciando uno spiraglio: il cambiamento non può venire da ciò che esiste già, ma da una nuova umanità che deve ancora crescere.

Sul piano musicale, fin dalle prime note si sente che il rock è entrato stabilmente nel mondo di Dalla. L’arrangiamento è incalzante e unisce il pop d’autore a ritmi quasi dance-rock. In quel periodo Dalla e i suoi musicisti ascoltavano molto l’album Rumours dei Fleetwood Mac, in particolare il brano ‘Don’t Stop’, che ha lasciato una traccia riconoscibile nell’arrangiamento de ‘L’ultima luna’.
A metà canzone la chitarra elettrica diventa protagonista e dal vivo il pezzo si trasformava spesso in una lunga introduzione con improvvisazioni vocali e dialoghi musicali con Ricky Portera.

Il brano tiene insieme buio e speranza e apre idealmente il percorso emotivo dell’album, che troverà un’altra forma di luce e di amore in canzoni come ‘Stella di mare‘.’
L’ultima luna’ è diventata anche parte dell’immaginario cinematografico: apre il film Borotalco di Carlo Verdone, che contiene molti riferimenti a Lucio Dalla e diverse sue canzoni, come omaggio esplicito alla sua musica e al suo mondo.

Ecco il video della canzone:

-testo-
L’ultima luna

La settima luna
Era quella del luna-park
Lo scimmione si aggirava
Dalla giostra al bar
Mentre l’angelo di Dio bestemmiava
Facendo sforzi di petto
Grandi muscoli e poca carne
Povero angelo benedetto

La sesta luna
Era il cuore di un disgraziato
Che, maledetto il giorno che era nato
Ma rideva sempre
Da anni non vedeva le lenzuola
Con le mani, con le mani sporche di carbone
Toccava il culo a una signora
E rideva e toccava
Sembrava lui il padrone

La quinta luna
Fece paura a tutti
Era la testa di un signore
Che con la morte vicino giocava a biliardino
Era grande ed elegante
Né giovane né vecchio
Forse malato
Sicuramente era malato
Perché perdeva sangue da un orecchio

La quarta luna
Era una fila di prigionieri
Che camminando
Seguivano le rotaie del treno
Avevano i piedi insanguinati
E le mani, e le mani, e le mani senza guanti
Ma non preoccupatevi
Il cielo è sereno
Oggi non ce ne sono più tanti

La terza luna
Uscirono tutti per guardarla
Era così grande
Che più di uno pensò al Padre Eterno
Sospesero i giochi e si spensero le luci
Cominciò l’inferno
La gente corse a casa perché per quella notte
Ritornò l’inverno

La seconda luna
Portò la disperazione tra gli zingari
Qualcuno addirittura si amputò un dito
Andarono in banca a far qualche operazione
Ma che confusione
La maggior parte prese cani e figli
E corse alla stazione

L’ultima luna
La vide solo un bimbo appena nato
Aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva
Con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani

FONTI:

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=9191&lang=it

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