Lei mi amava, mi odiava, mi amava
Mi odiava, era contro di me
Io non ero ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me…
Storia d’amore è una delle canzoni più intense e memorabili di Adriano Celentano, pubblicata nell’estate del 1969 e diventata rapidamente un classico. Scritta insieme ai suoi storici collaboratori Luciano Beretta e Miki Del Prete, segna un punto di svolta nel suo stile musicale e interpretativo, allontanandosi dalle atmosfere leggere del rock and roll giovanile per abbracciare una narrazione più adulta, teatrale e drammatica.
La canzone si sviluppa come un melodramma; il protagonista ripercorre il ricordo del suo primo incontro con una ragazza sulla spiaggia: era attratto da lei, cercava di attirare la sua attenzione, ma lei sembrava ignorarlo e flirtava con altri ragazzi, forse proprio per farlo ingelosire. Lui percepiva che, nonostante tutto, lei provava qualcosa di profondo per lui, ma tra i due non è mai iniziata una vera relazione.
Quella ragazza si è poi sposata con un altro uomo – l’interlocutore della canzone – ma l’amore per il protagonista non si è mai spento. Lei una notte lo va a cercare nella sua camera; lui la desidera, ma non riesce a perdonarla, e finisce con l’allontanarla brutalmente.
L’intero testo è attraversato da un forte senso di passione trattenuta, incomunicabilità e destino mancato. L’amore qui non è mai lineare o risolto: è un vortice emotivo, un continuo alternarsi di amore e odio, vicinanza e distanza. Anche il finale è amaro e struggente: il protagonista sogna ancora quella donna e nel sogno finalmente riesce a baciarla, ma è solo un’illusione. La realtà è che l’ha persa per sempre, e il peso di quell’amore negato lo accompagna ancora
Il brano si distingue fin da subito per la sua struttura musicale originale: non segue lo schema classico di strofa e ritornello, ma cresce gradualmente in intensità fino a culminare in un ritornello quasi ossessivo e ripetuto – “lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era contro di me” – che imprime forza e tormento alla vicenda raccontata.
Celentano in questo brano recita più che cantare. Cambia il suo modo di stare in scena: non è più il “Molleggiato” scatenato, ma un uomo serio, accigliato, che durante le esibizioni televisive si muove nervosamente, si siede, si alza, accende una sigaretta, come un attore di cinema d’altri tempi. Il riferimento dichiarato è Humphrey Bogart. Tutto contribuisce a dare alla canzone un’aura da tragedia in musica.
A completare questo quadro così drammatico, arriva l’assolo di fisarmonica di Nando De Luca, che aggiunge pathos e raffinatezza al brano, portandolo in direzione del melodramma più che della canzone leggera. Non è un caso che proprio Storia d’amore superi il successo, già enorme, della precedente Azzurro: il pubblico si riconosce nella storia, nei sentimenti esasperati e nella forza narrativa del testo.
Nel contesto del 1969, Storia d’amore rappresenta qualcosa di nuovo: è una canzone popolare ma intensa, viscerale, ricca di emozioni estreme e dal forte impatto teatrale. È anche, in un certo senso, un racconto morale, in cui il protagonista non cede al perdono ma rimane fedele a una visione tradizionale dell’amore. Oggi quel gesto finale – lo schiaffo – farebbe discutere, ma allora contribuì a rendere la storia ancora più tragica e memorabile.
-testo-
Storia d’amore
Lei mi amava, mi odiava, mi amava
Mi odiava, era contro di me
Io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
E per farmi ingelosire
Quella notte lungo il mare è venuta con te
Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov’è
Dovevi immaginarti che un giorno o l’altro
Sarebbe andata via da te
L’hai sposata sapendo che lei
Sapendo che lei moriva per me
Coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor
Lei mi amava, mi odiava, mi amava
Mi odiava, era contro di me
Io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
E per farmi ingelosire
Quella notte lungo il mare è venuta con te
Un giorno io vidi lei entrar nella mia stanza
Mi guardava silenziosa, aspettava un sì da me
Dal letto io mi alzai e tutta la guardai
Sembrava un angelo
Mi stringeva sul suo corpo, mi donava la sua bocca
Mi diceva sono tua
Ma di pietra io restai
Io l’amavo, la odiavo, la amavo
La odiavo, ero contro di lei
https://it.wikipedia.org/wiki/Le_robe_che_ha_detto_Adriano
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